Gli ionici e il problema dell’arché

La prima riflessione filosofica 


La prima riflessione filosofica nasce in Grecia, in particolare nelle colonie ioniche dell'Asia Minore (soprattutto a Mileto), tra il VII e il VI secolo a.C.

Questo momento segna il passaggio dal pensiero mitologico a quello razionale (logos). I primi filosofi, noti come Ionici o presocratici, cercarono una spiegazione del mondo che non dipendesse più da racconti di dei o forze soprannaturali.

Il Problema dell'Arché

La domanda centrale è: Qual è l'origine del mondo e della realtà che ci circonda?

I filosofi non si accontentano più delle risposte tramandate, ma cercano il principio originario che sta alla base di tutte le cose. Questo principio è chiamato arché (dal greco, che significa "inizio", "origine" e anche "comando", "fondamento").



Talete : L' acqua come principio originario .


Talete di Mileto (vissuto tra VII e VI secolo a.C.) è universalmente riconosciuto come il primo filosofo della storia del pensiero occidentale.

La sua importanza risiede nell'aver posto per la prima volta una domanda che cercava una risposta razionale (non mitologica) per l'origine del cosmo.

Talete pensava che il principio primordiale fosse l'acqua, sulla base dell'osservazione e del 

buon senso che mostrano come 

ogni cosa vivente sia intrisa di questa sostanza.

Probabilmente l'esperienza originaria dell'acqua a cui Talete fa riferimento è quella del parto,

dato che il neonato viene alla luce "rompendo le acque" che lo hanno accolto per nove mesi




Anassimandro : l 'apeiron come fondamento del reale


Con Anassimandro (nato a Mileto intorno al 610 a.C.), concittadino e contemporaneo di Talete, la filosofia approfondisce la sua diversità dai miti cosmogonici. Egli, infatti, usò per primo il termine arché e individuò la sostanza primordiale, che è all'origine dell'universo,

in un principio indeterminato detto ápeiron, parola che significa appunto "senza confini", "sconfinato".

A differenza di Talete, che aveva posto l'arché nell'acqua, e di  Anassimene che, come vedremo, lo poneva nell'aria, Anassimandro parla di ápeiron perché ritiene che il principio da cui derivano tutte le cose non possa identificarsi con una di esse, ma debba essere una sostanza indistinta.





ANASSIMENE : L'ARIA COME PRINCIPIO DELLE COSE  



Anassimene compie una sintesi tra i pensieri dei suoi predecessori:

  • Contro Anassimandro: Ritorna a identificare l'arché con un elemento determinato e sensibile (l'aria), a differenza dell'ápeiron (indeterminato) del suo maestro.

  • Con Anassimandro: Tuttavia, attribuisce all'aria le qualità dell'ápeiron, definendola infinita, in movimento incessante e divina, capace di generare e sostenere tutte le cose.

L'aria, per Anassimene, non è solo un elemento fisico, ma è anche il soffio vitale (Psyché) che anima sia l'uomo che il cosmo. Celebre è il suo frammento (l'unico che ci è giunto in forma diretta):

ZENONE

 Zenone di Elea è stato un filosofo greco antico, discepolo e fedele sostenitore di Parmenide di Elea.

Vissuto nel V secolo a.C., è celebre non tanto per una dottrina originale, quanto per l'invenzione e l'uso brillante dei suoi famosi Paradossi .


L'obiettivo principale di Zenone era difendere la dottrina del suo maestro Parmenide, secondo cui:

  1. L'Essere è Uno e Immobile.

  2. Il movimento e la molteplicità sono illusioni derivanti dalla fallace "Via dell'Opinione".

Zenone cercò di dimostrare, con la logica, che le nozioni di movimento e di molteplicità (cioè la convinzione che le cose siano molteplici e che si muovano) sono intrinsecamente contraddittorie e impossibili da sostenere razionalmente.

Il paradosso di Achille e la Tartaruga è il più famoso degli argomenti logici di Zenone, usato per dimostrare l'impossibilità razionale del movimento e, di conseguenza, difendere la tesi parmenidea dell'Essere immobile e unico.

La Struttura del Paradosso

Immaginiamo una gara tra il velocissimo Achille e una Tartaruga molto lenta. Per rendere la gara "equa", la Tartaruga parte con un certo vantaggio .

Zenone argomenta che Achille non raggiungerà mai la Tartaruga:

  1. Prima Frazione: Achille deve prima coprire la distanza del vantaggio iniziale 

  2. Secondo Intervallo: Nel tempo impiegato da Achille a coprire la distanza  la Tartaruga si sarà spostata in avanti di una nuova, seppur piccola, distanza 

  3. Terzo Intervallo: Achille deve ora coprire la distanza . Nel tempo impiegato per farlo, la Tartaruga si sarà spostata ancora più avanti di una distanza .

  4. Ad Infinitum: Questo processo si ripete all'infinito. Ogni volta che Achille raggiunge il punto in cui si trovava precedentemente la Tartaruga, questa si è già spostata in un nuovo punto, creando una distanza sempre più piccola, ma sempre presente.

Secondo Zenone, affinché Achille possa raggiungere e superare la Tartaruga, dovrebbe compiere un numero infinito di frazioni di spazio e di tempo in un tempo finito, cosa che la logica sembra negare.


SOCRATE

 Nato ad Atene intorno al 470 a.C. , Socrate era figlio di uno scultore (Sofronisco) e di una levatrice (Fenarete). Questa origine familiar...